Dalle testimonianze delle famiglie delle vittime all’appello della presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Chiara Gribaudo: una giornata partecipata, intensa e ricca di significati. Al centro, la dignità delle persone, la prevenzione e la responsabilità condivisa di fermare le morti sul lavoro.
LONGARONE - Domenica scorsa, 11 ottobre si è svolta a Longarone la 76ª Giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL a Longarone, all’insegna di una partecipazione significativa e di una forte intensità emotiva, confermando quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione su una delle emergenze più dolorose del nostro Paese.
L’afflusso di pubblico e la presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle amministrazioni locali e del mondo del lavoro hanno dato alla giornata un valore che va oltre la commemorazione. In sala erano presenti anche i sindaci di Belluno, Longarone e Feltre, insieme a numerosi rappresentanti del territorio. Significativa, inoltre, la presenza della CNA, espressione del mondo delle imprese, che è stato un elemento particolarmente importante in una manifestazione dedicata alla sicurezza, perché la prevenzione richiede il coinvolgimento di tutte le componenti del sistema produttivo.
La giornata, ospitata in un territorio segnato dalla memoria della tragedia del Vajont, ha richiamato con forza il valore della memoria come responsabilità verso il presente. Ricordare chi ha perso la vita lavorando significa, infatti, interrogarsi sulle cause degli incidenti, sulle condizioni in cui si lavora e sulle scelte necessarie per impedire che altre famiglie siano costrette ad affrontare lo stesso dolore.
Tra i momenti più intensi della manifestazione, quello in cui Monica Michelin ha letto un racconto tratto dal libro Crimini della sicurezza della scrittrice e poetessa Yuleisy Cruz Lezcano. Le parole hanno riportato al centro la storia di Mattia Battistetti, morto a soli 23 anni in un infortunio sul lavoro a Montebelluna. La lettura ha rappresentato uno dei passaggi più toccanti della giornata, capace di dare voce a un dolore che nessuna statistica può restituire fino in fondo. Dietro ogni numero c’è una persona, una vita interrotta, una famiglia privata dei propri affetti e un futuro che non potrà più realizzarsi.
Attraverso la scrittura di Cruz Lezcano e l’interpretazione di Michelin, la memoria di Mattia è diventata un richiamo collettivo alla responsabilità. Non un semplice momento commemorativo, ma un invito a guardare agli infortuni sul lavoro attraverso le storie di chi li ha vissuti e delle famiglie che continuano a portarne le conseguenze.
Il tema dell’empatia, richiamato anche nel corso degli interventi, ha attraversato la manifestazione: riconoscere la sofferenza degli altri, ascoltare i familiari e dare spazio alle loro testimonianze significa restituire umanità a un dibattito che troppo spesso rischia di essere ridotto a percentuali, statistiche e adempimenti burocratici.
Particolarmente significativo l’intervento della dottoressa Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
Il suo contributo ha richiamato l’importanza della presenza accanto alle vittime e ai loro familiari, sottolineando che anche esserci è una scelta. Una scelta che assume un valore preciso quando si ricoprono incarichi istituzionali: partecipare a giornate come questa significa ascoltare, riconoscere il dolore e assumersi la responsabilità di trasformare le testimonianze in azioni concrete.
Nel corso del suo mandato, Gribaudo ha ricordato di aver voluto avere sempre al proprio fianco i familiari delle vittime, perché chi opera nelle istituzioni deve saper entrare in empatia con le persone coinvolte. Le vittime non sono numeri, ma persone con una storia, una famiglia, affetti e progetti. Per questo, le loro vicende devono incidere sulle decisioni politiche e sulle scelte legislative.
La presidente ha richiamato anche le parole coraggiose pronunciate dal presidente nazionale ANMIL, Amedeo Bozzer, riconoscendo il valore di un discorso che ha posto al centro la responsabilità collettiva e la necessità di non abituarsi alle morti sul lavoro.
Il riferimento a casi recenti, come quello di Salvatore Calignano in Campania, ha reso ancora più evidente quanto sia urgente superare una narrazione impersonale degli infortuni. Quando una persona muore lavorando, non si verifica soltanto un evento da registrare: viene spezzata una vita e una famiglia perde per sempre qualcuno che non tornerà a casa.
Nel suo intervento, Gribaudo ha ricordato il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta nel corso della XIX legislatura, istituita su iniziativa parlamentare con una proposta presentata il 26 ottobre 2022. La Commissione è stata chiamata a occuparsi delle condizioni di lavoro, dello sfruttamento e della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
La presidente ha sottolineato che, nei tre anni di attività richiamati nel suo intervento, la Commissione ha visitato diverse realtà italiane, raccogliendo testimonianze e osservando da vicino problemi e criticità. Un percorso che, secondo quanto evidenziato, conferma la necessità di non fermarsi alle dichiarazioni di principio.
Gribaudo ha ricordato come una Commissione parlamentare d’inchiesta su questi temi sia tornata a operare in questa legislatura dopo una lunga assenza. La sua attività, tuttavia, si confronta con una realtà nella quale gli infortuni, le morti sul lavoro e le malattie professionali continuano a rappresentare una grave emergenza.
Il quadro descritto nel corso della giornata ha richiamato anche la frammentazione degli organismi ispettivi e la necessità di migliorare il coordinamento dei controlli. Le criticità esistono e, ha sottolineato la presidente, non bisogna fingere che non ci siano: occorre riconoscerle, dirsele con chiarezza e lavorare per superarle.
Il richiamo è stato netto: non basta affermare che le norme sono migliorate o moltiplicare gli adempimenti burocratici. Le regole devono tradursi in condizioni di lavoro realmente più sicure. La prevenzione non può essere ridotta a una pratica da completare o a un documento da archiviare.
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento ha riguardato i limiti dei dati disponibili sugli infortuni sul lavoro. Gribaudo ha invitato a prestare attenzione quando si descrive il fenomeno facendo riferimento esclusivamente alle statistiche INAIL, perché non tutti gli episodi vengono denunciati e registrati.
La precarietà, la frammentazione del lavoro, la paura di perdere l’occupazione e le condizioni di ricattabilità possono impedire a molti lavoratori di denunciare quanto accade. Di conseguenza, i dati ufficiali sono indispensabili, ma non sempre restituiscono l’intera dimensione del fenomeno.
Nel suo intervento, la presidente ha richiamato anche situazioni estreme nelle quali, dopo un infortunio mortale, sarebbero state esercitate pressioni per ricondurre l’accaduto a una dinamica diversa da quella reale, con conseguenze sulle tutele e sulle responsabilità.
L’invito rivolto alle istituzioni e agli interlocutori presenti è stato quello di abbandonare la superficialità e di affrontare la questione nella sua complessità. La sicurezza non può essere considerata un tema da affrontare soltanto nelle ricorrenze ufficiali, deve diventare una priorità quotidiana.
Un altro punto centrale ha riguardato la formazione. La presidente ha richiamato l’attenzione sui limiti di percorsi formativi che rischiano di trasformarsi in semplici adempimenti, con corsi online seguiti superficialmente e attestati ottenuti senza un’effettiva acquisizione delle competenze necessarie.
La formazione sulla sicurezza deve essere concreta, adeguata ai rischi e capace di preparare realmente le persone ad affrontare le situazioni lavorative. Particolarmente preoccupante è il caso dei giovani e dei lavoratori che vengono impiegati in mansioni pericolose senza una preparazione sufficiente, senza adeguate tutele o senza un riconoscimento coerente con il lavoro svolto.
La prevenzione deve partire prima che si verifichi l'incidente. Occorre investire nell’educazione alla sicurezza, nella qualità della formazione, nei controlli e nella responsabilità di chi organizza il lavoro. Nessun lavoratore dovrebbe essere mandato a svolgere un’attività rischiosa senza sapere come affrontarla e senza disporre delle necessarie protezioni.
Nel suo intervento, Gribaudo ha insistito sulla necessità di mettere attorno allo stesso tavolo tutte le componenti coinvolte: chi rappresenta le imprese, chi organizza il lavoro, chi rappresenta i lavoratori e i lavoratori stessi.
La presenza della CNA alla manifestazione ha assunto, in questo senso, un significato particolare. Il confronto tra le diverse rappresentanze è essenziale per costruire un sistema nel quale la sicurezza non venga percepita come un ostacolo produttivo o un costo da contenere, ma come una condizione
fondamentale del lavoro.
L’obiettivo è promuovere un modello di benessere lavorativo che coinvolga tutte le parti, con un impegno condiviso per la prevenzione e il rispetto della dignità delle persone.
Quando la sicurezza viene meno, a perdere sono innanzitutto i lavoratori e le famiglie, che possono non vedere più tornare a casa i propri cari. Ma perde anche l’impresa, in termini di credibilità, responsabilità e, soprattutto, umanità.
È proprio questa consapevolezza che deve guidare il confronto tra le parti sociali: la tutela della vita non può essere delegata a un solo soggetto, ma richiede uno sforzo comune, costante e verificabile.
Tra i momenti significativi della manifestazione si è svolta la consegna dei brevetti e dei distintivi agli invalidi del lavoro aventi diritto, a cura della Direzione regionale INAIL Veneto, con il coinvolgimento delle strutture territoriali di Belluno e Treviso.
La cerimonia ha rappresentato un passaggio importante nel riconoscimento delle persone che hanno subito le conseguenze di un infortunio lavorativo. Un gesto istituzionale che ha dato spazio non soltanto alla memoria delle vittime, ma anche alla dignità di chi continua a convivere con le conseguenze fisiche e personali di un evento che ha cambiato la propria esistenza.
Ricordare chi è morto sul lavoro e riconoscere chi è rimasto invalido sono due aspetti della stessa responsabilità: fare in modo che ogni persona sia tutelata, ascoltata e rispettata.
Nel corso della giornata ha avuto un ruolo centrale anche l’intervento del presidente nazionale ANMIL, Amedeo Bozzer, che ha richiamato la necessità di non assuefarsi alle morti sul lavoro e di considerare ogni vittima come una persona, non come una cifra.
Il suo discorso ha posto al centro la responsabilità di tutti coloro che possono contribuire a prevenire gli infortuni e ha ricordato quanto sia importante mantenere viva l’attenzione anche quando i riflettori della cronaca si spengono.
Il valore delle parole pronunciate a Longarone sta proprio nel rifiuto della normalizzazione: nessuna morte sul lavoro può essere considerata inevitabile, nessuna famiglia dovrebbe essere lasciata sola e nessuna criticità può essere ignorata soltanto perché affrontarla richiede cambiamenti organizzativi, investimenti o assunzione di responsabilità.
La giornata ha inoltre richiamato l’attenzione sul messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che da tempo sottolinea la gravità della piaga degli incidenti sul lavoro e la necessità di un impegno costante per fermarla.
La 76ª Giornata nazionale ANMIL di Longarone si è conclusa lasciando il segno per la partecipazione, la qualità degli interventi e l’intensità dei momenti di memoria.