Italia

“Il volto pubblico della maternità”

La maternità non è soltanto un’esperienza privata, ma una realtà che interpella la società, la Chiesa e la riflessione teologica. È questo il tema al centro dell’incontro Il volto pubblico della maternità, in programma sabato 31 ottobre, dalle 15 alle 16.30, al Centro della Famiglia, con la partecipazione della teologa cilena Claudia Leal, docente al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia di Roma e neo membro della Commissione Teologica Internazionale nominata da Papa Leone XIV. L’appuntamento offrirà un’occasione per approfondire il significato della maternità e, più in generale, del lavoro di cura che attraversa la vita delle famiglie. Un impegno quotidiano, spesso poco visibile, che coinvolge madri, padri e nonni nell’accompagnamento dei bambini e degli anziani e che contribuisce in modo decisivo al benessere delle persone e della comunità.

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Non è più possibile escludere dalla ricerca teologica l’impegno di tante mamme, di tanti genitori, ma anche di tanti nonni che spendono la vita per accompagnare soprattutto bambini e anziani”, sottolinea Claudia Leal, richiamando la necessità di riconoscere il valore di chi si prende cura degli altri. “Eppure sono proprio questi caregiver familiari che spesso determinano il successo della nostra vita, come individui e come società”. Il percorso di ricerca della teologa si concentra proprio sul rapporto tra maternità, famiglia e società. La scorsa settimana Papa Leone XIV ha nominato Claudia Leal Membro della Commissione Teologica Internazionale, organismo consultivo che contribuisce all’approfondimento delle principali questioni dottrinali della Chiesa. La nomina è arrivata poco giorni dopo la sua partecipazione, in qualità di Esperta, all’incontro internazionale “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”, svoltosi in Vaticano dal 7 al 14 ottobre scorsi, voluto da papa Leone per fare un bilancio e rilanciare l’esortazione apostolica pubblicata da papa Francesco nel 2016 dedicata all’amore nella famiglia e alle questioni pastorali e teologiche legate alla vita familiare. La presenza di Claudia Leal al Centro della Famiglia si inserisce in una riflessione che riconosce nella cura e nelle relazioni familiari luoghi di valore umano, sociale e spirituale. “La strada da fare è ancora lunga – osserva Leal – ma iniziare un percorso a partire dalla maternità promette percorsi generativi per la Chiesa e per il mondo. Ora anche pastorale e teologia se ne stanno accorgendo. Ed è una buona notizia”.

L’incontro è libero e aperto a tutta la cittadinanza. Per partecipare è richiesta la segnalazione della propria presenza, indicando anche l’eventuale necessità di assistenza per i figli, al numero 0422 582367 o alla mail pastorale@centrodellafamiglia.it







Conegliano

Come affrontare l’Intelligenza Artificiale

Martedì 27 ottobre alle ore 18:30 Giorgio De Nardi sarà il relatore del primo dei tre incontri promossi da Cantiere Culturale Talenti Veneti al ristorante ‘Giovi’ di Ponte della Priula. Al centro dell’incontro, il modo di affrontare l’Intelligenza Artificiale: un dibattito che oscilla tra timori di distruzione di massa, sconvolgimenti finanziari e promesse di enormi potenzialità di sviluppo. Orientarsi non è semplice: De Nardi proporrà una via per affrontare questa trasformazione.

La sua visione mette al centro il rapporto tra tecnologia e qualità umane: “Il futuro per cui sto lavorando in Aton? Un’AI che sostenga e potenzi le qualità umane”, ha detto, “ci sollevi da molte attività pericolose, noiose e abbruttenti, liberi tempo e risorse per le relazioni di qualità, ci consenta di tornare ad avere cura e fiducia per noi stessi, per il nostro paese e per il futuro dei nostri figli”. De Nardi è convinto che non sarà l’AI a distruggere l’umanità: il rischio, come nel caso dell’atomica, potrebbe derivare dall’uso che ne farà qualche scellerato. Ritiene inoltre che l’AI non cancellerà i posti di lavoro, ma li trasformerà, migliorandone le condizioni.

“Intelligenza Artificiale, come affrontarla” è, appunto, il tema del suo intervento di martedì. Talento veneto, De Nardi ritiene che l’Italia e il nostro territorio guardino soprattutto con timore alla trasformazione digitale e all’AI, trascurandone le gigantesche opportunità. A suo giudizio, questo atteggiamento equivale a una rinuncia collettiva al futuro e ai nostri giovani migliori, che se ne stanno andando sempre più numerosi

Giorgio De Nardi è fondatore e presidente di Aton, B Corp tech, sede a Villorba, che opera nella digitalizzazione dei processi commerciali attraverso soluzioni potenziate dall’Intelligenza Artificiale. L’azienda è a capo di un gruppo internazionale con un fatturato di oltre 26 milioni di euro e conta 280 collaboratori di 19 nazionalità, in equilibrio tra generazioni ed età diverse.

Il progetto di Cantiere Culturale Talenti Veneti nasce per valorizzare le persone di scienza e competenza presenti nel nostro territorio e la loro disponibilità a fare cultura. Per affrontare i temi di più stringente attualità, infatti, non è sempre necessario cercare specialisti al di fuori dei confini della Marca o del Veneto: le competenze possono essere già tra noi.

E così, il secondo incontro, in programma martedì 10 novembre, avrà come relatore Riccardo Girotto, giovane consulente del lavoro, partner dello Studio Cattarin & Associati di Treviso e conferenziere attivo in tutta la Penisola. Il suo intervento sarà dedicato a “L’intelligenza Artigianale: l’altra faccia. Nutrirà il lavoro del futuro”. A chiudere il ciclo autunnale sarà don Alessio Magoga, teologo e direttore della Comunicazione della diocesi di Vittorio Veneto e già direttore responsabile del settimanale L’Azione, con un intervento su “Etica e AI. La prospettiva di Papa Leone XIV”.

Il progetto Cantiere Culturale gode del patrocinio del Comune di Susegana e del sostegno del Gruppo Grigolin. Anche il ristoratore Guido Albertini darà il proprio contributo di talento veneto: oltre a mettere a disposizione i locali del ristorante Giovi, offrirà a tutti i partecipanti il Risotto della Casa, per concludere l’incontro e proseguire il dialogo in un clima amichevole.

Ingresso libero con prenotazione.

Cultura

Malessere di gioventù

Perlopiù la forma-canzone viene plasmata su una linea melodica cui si aggiungono, ben cadenzate, le parole. Tanti suoni sillabici quante sono le note in partitura (della parte vocale naturalmente). Stavolta Pablo Perissinotto è partito dal testo, già metricato, rivestendolo con una musica densa di notturne atmosfere. Un’apparente calma ritmica a sottolineare quella melanconia di una post-adolescenza ormai lasciata alle spalle; che ogni tanto tuttavia si riaffaccia, guardando all’incerto futuro, pensando ai figli, scardinando le sensazioni del proprio io-bambino. Vent’anni. Una condizione temporale radiosa, eppure travagliata. Un tratto del percorso esistenziale nel quale sovente non ci si riconosce, si annaspa e magari ci si perde, macinando perfino idee malsane in seguito a una piccola grande delusione d’amore. Io sono stato fortunato in tal senso. Nella prima stagione deteen-agerizzata - benché all’epoca si restasse ancor minorenni - ho visto in tivù lo sbarco sulla luna, ho gioito con Woodstock, incontrato De André e Battisti; ero nel cast del Controfestival di Sanremo presentato da Mike Bongiorno e in quello di OffOff, confluenza di esperienze nel teatro, 50 artisti in scena; in quello stesso arco magico mi esibivo al leggendario Derby Club con Bindi e Paoli, scherzavo con Walter Chiari e Primo Moroni, capitanavo il Complesso dei Norman Popels, baciavo Laura e Beatrice (molto attratto dai nomi letterari)... Insomma non avevo modo di crogiolarmi nello spleen giovanile. Il conto l’ho comunque pagato successivamente. Pertanto comprendo ogni verso composto da Pablo, ogni passaggio di questo sincero, intimista, e in fondo universale affresco retrospettivo. Supportato dalle orchestrazioni digitali di Luca Gigante in seno all’attenta produzione di GL Radio, garanzia altresì per il video correlato in fase di realizzazione.
Belluno

L’artigianato autentico ad Arredamont 2026

LONGARONE (BL) - Far conoscere l’artigianato attraverso l’esperienza diretta, dando voce alle imprese e mostrando il valore delle competenze che si nascondono dietro ogni prodotto. È questo l’obiettivo di “Artigiano Autentico in Fiera 2026”, l’iniziativa promossa da Appia CNA in occasione di Arredamont dal 31 ottobre all’8 novembre a Longarone Fiere Dolomiti (Padiglione B, Corsia B/D).

Sulla scia del successo delle prime due edizioni, prosegue dunque il progetto – supportato da EBAV - di valorizzazione dell’artigianato di qualità con la novità, per questa edizione, di un maggiore spazio dedicato al racconto dei mestieri attraverso talk, interviste audio e video allo stand e ad approfondimenti e workshop su innovazione, sostenibilità e competitività delle imprese. Per nove giorni, lo spazio associativo ospiterà realtà di diversi settori, con dimostrazioni pratiche, laboratori, esposizioni e momenti di approfondimento. 

Dal design e arredo alla ceramica, dalla sartoria alla lattoneria, fino alle applicazioni innovative per lo sport, la tecnologia e il food, i visitatori potranno incontrare gli artigiani, conoscere materiali e tecniche e scoprire come tradizione e innovazione contribuiscano alla qualità delle produzioni locali. «L’artigianato è un patrimonio di conoscenze, creatività e professionalità che merita di essere conosciuto e riconosciuto. Con questa iniziativa vogliamo mettere al centro le persone e il loro lavoro, mostrando al pubblico il valore che ogni impresa porta con sé e il legame profondo tra artigianato e territorio. Arredamont è un’importante occasione per far vivere queste competenze in modo diretto e coinvolgente», dichiara Andrea Cerentin, presidente di Appia CNA Belluno.

Accanto alle dimostrazioni, il programma affronterà anche temi strategici per il futuro delle imprese, dalla sostenibilità alla competitività, fino al welfare e alla valorizzazione delle filiere. Sabato 31 ottobre, dalle 15.30 alle 17.00, in Sala Congressi, è in programma il convegno “Artigiano Autentico: dialogo con le imprese artigiane sul futuro del lavoro”, moderato dal coach e formatore Alessandro Polce .«Vogliamo offrire alle imprese un’occasione concreta per raccontarsi, valorizzare le proprie competenze e incontrare nuovi pubblici. Rendere visibile il processo produttivo significa far comprendere meglio la qualità del lavoro artigiano e la sua capacità di evolversi. Allo stesso
tempo, gli approfondimenti saranno un’opportunità per riflettere su strumenti e strategie utili a rafforzare lo sviluppo e la competitività delle nostre PMI
», sottolinea Cristian Sacchet, direttore di APPIA CNA Belluno. Il programma si aprirà sabato 31 ottobre con una giornata dedicata adesign, arredo e food experience, tra Home Staging, design e arredi, degustazioni di sakè, oltre al già citato live talk “Autentico Artigiano”.

Domenica 1° novembre i protagonisti saranno la ceramica e il tessile, con dimostrazioni pratiche e lavorazioni artigianali. Spazio all’approfondimento martedì 3 con il seminario incentrato sulle modalità di finanziamento e sulle opportunità d’investimento per le micro e piccole imprese attraverso i bandi del GAL Alto Bellunese. Mercoledì 4 si parlerà di welfare e bilateralità, con un focus sui servizi e sulle opportunità per imprese e lavoratori offerti da Solidarietà Veneto, Sani. In Veneto ed EBAV, in un appuntamento a cura di Appia CNABelluno. Altre realtà aziendali saranno invece coinvolte venerdì 6, stavolta con la lattoneria, tra tecnica, innovazione ed esposizioni di lavorazioni.

Sabato 7 il tema sarà l’incontro tra sport e artigianato, con pareti attrezzate per l’arrampicata e nuove applicazioni nell’interior design.

Domenica 8 la rassegna si concluderà con una giornata dedicata a territorio, tecnologia e creatività, tra montagne 3D in miniatura, occhiali con elementi naturali o ispirati alla natura, dimostrazioni e degustazioni di gelato artigianale.
Cultura

Conti senza l'oste. Con cucina e fucina a vista.

Milano. Piazza Duomo. Un uovo gigante sul sagrato, adagiato come nel mezzo di un ampio piatto della nouvelle cuisine ormai un po’ fané. Ricetta occhio di bue, naturale richiamo al riflettore puntato sulla scena; che in questo caso è calcata dal gesto di Pasqualino Conti, altresì pittore, photographer, performer. Autore della succitata installazione urbana, minimale break-action contestuale alla sua solitaria corrente prefigurativa. Artepresaingiro, sia nell’accezione canzonatoria sia in quella altrettanto dissacrante ispirata al ready-made, specie on the road. C’è poi il risvolto più strettamente legato alle pedane del teatro-cabaret, scandito da reading, stand-up. pièces esilaranti dove il registro comunicativo non si discosta mica tanto dalle liriche letture di una beat generation non ancor del tutto sopita; ciò grazie a quegli animali da palco e da atelier come lo stesso Conti, il quale fin da ragazzo coltiva idee, progetti, provocazioni sopra, sotto e fra le righe. A partire - addirittura in antecedenza - dallo storico sciopero degli artisti nel ‘90: un vero e proprio Non pensiero day insieme a Palamara, Kodra, i fratelli Festa, il sottoscritto e molti altri esponenti delle varie discipline creative. Da quella dimostrazione di gruppo a un godibile Showpero, in coppia con Flavio Pirini, passando per il Collettivo Scaldasole (realtà del ticinese a cavallo tra due millenni, trampolino per Geppi Cucciari, Katia & Valeria, Pali e Dispari...). In funzione di uno sguardo meno accademico, attraverso un meccanismo espressivo disposto ad affermare: Hey, gente di musei, di gallerie, di militanza critica... pure stavolta la frittata è fatta! 
Cultura, Vittorio Veneto

Vittorio Veneto, al Museo della Battaglia incontro con il colonello Lorenzo Cadeddu

Alle 15.30 un nuovo appuntamento della rassegna «Incontri al Museo – Domeniche con la Storia». Verranno ripercorse le vicende del Milite Ignoto attraverso i luoghi simbolo della memoria nazionale, da Aquileia a Redipuglia fino all'Altare della Patria. Ingresso libero e gratuito.

VITTORIO VENETO (TV) - Chi era il soldato sconosciuto che dal 1921 riposa all'Altare della Patria, a Roma? Come nacque la decisione di dedicargli un monumento nazionale e quale significato assunse quella sepoltura per un Paese profondamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale?

Sono alcuni degli interrogativi al centro del libro «Alla ricerca del Milite Ignoto. Aquileia, Redipuglia, Altare della Patria, i luoghi della memoria e dell'identità italiana», dello storico militare Lorenzo Cadeddu, che sarà presentato domenica 25 ottobre 2026, alle ore 15.30, al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto.

L'iniziativa rientra nella rassegna «Incontri al Museo – Domeniche con la Storia», dedicata all'approfondimento di vicende e protagonisti della storia contemporanea, con particolare attenzione alla Grande Guerra e alla conservazione della memoria. Il volume ricostruisce, attraverso un'ampia documentazione storica e fotografica, le vicende che portarono alla scelta del Milite Ignoto e alla sua tumulazione nel monumento al Vittoriano, il 4 novembre 1921.

La ricerca di Cadeddu si sviluppa attorno a tre luoghi fondamentali della memoria italiana: Aquileia, dove avvenne la scelta della salma destinata a rappresentare tutti i caduti senza nome; Redipuglia, luogo simbolo del sacrificio dei combattenti sul fronte dell'Isonzo e del Carso; e l'Altare della Patria, dove il Milite Ignoto divenne il simbolo del ricordo collettivo dei caduti della Grande Guerra.

Attraverso la ricostruzione degli avvenimenti, l'analisi delle testimonianze e lo studio dei luoghi, l'autore affronta una questione che va oltre la semplice narrazione storica: come si costruisce la memoria di una nazione e perché determinati eventi, personaggi e monumenti diventano elementi fondamentali della sua identità. Particolare attenzione è dedicata alla vicenda degli undici soldati sconosciuti le cui salme furono raccolte dai diversi settori del fronte italiano e tra le quali, nella Basilica di Aquileia, Maria Bergamas, madre di un combattente disperso, scelse quella destinata a essere trasferita a Roma.

Il libro ripercorre così una delle pagine più significative della memoria pubblica italiana del Novecento, restituendo una dimensione storica e umana a una vicenda che continua a occupare un posto centrale nelle commemorazioni nazionali. Lorenzo Cadeddu, colonnello della riserva, scrittore e ricercatore di storia militare, è presidente del Centro Studi Storico Militari sulla Grande Guerra «Piero Pieri» di Vittorio Veneto. Autore di numerose pubblicazioni dedicate alla Prima Guerra Mondiale, ha approfondito in particolare le vicende dell'Esercito italiano, le operazioni militari e i protagonisti del conflitto.

La presentazione assume un significato particolare proprio a Vittorio Veneto, città il cui nome è indissolubilmente legato agli avvenimenti conclusivi della Grande Guerra e che, attraverso il Museo della Battaglia, custodisce e promuove un patrimonio documentario e culturale di rilievo nazionale.

L'appuntamento offrirà al pubblico l'opportunità di approfondire, direttamente con l'autore, la storia del Milite Ignoto e di riflettere sul significato della memoria dei caduti, a pochi giorni dalle celebrazioni del 4 novembre, Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate. 

L'incontro si terrà domenica 25 ottobre, alle ore 15.30, al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. L'ingresso è libero e gratuito. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Conegliano

San Vendemiano, nasce il giardino terapeutico dove natura e arte si alleano per il benessere dell’anima

SAN VENDEMIANO (TV) – Giovedì 22 settembre 2026 in Via Europa 43 è stato inaugurato il “Giardino terapeutico”, all’interno della villa dove sono ospitate le sorelle che hanno dato vita all’”Associazione 100 volte Melius”.
L’idea, il progetto e la realizzazione sono il frutto di una stretta quanto proficua collaborazione tra suor Aline Pereira Ghammachi, le sorelle, Terra Fertile, la Ulss2, persone, enti e associazioni che si sono adoperati per dare forma a un sogno che, in una magnifica mattinata d’ottobre, si è svelato con orgoglio in tutta la sua bellezza.

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti autorità civili e istituzioni, in particolare l’Assessore Regionale Paola Roma e il Consigliere Regionale Sonia Brescacin; in rappresentanza del Comune di San Vendemiano erano presenti il sindaco Guido Dussin e il vicesindaco Renzo Zanchetta.

La presentazione del giardino è stata introdotta da suor Aline, poi è seguito l’intervento del presidente di Terra Fertile Massimo Ciacchi il quale ha espresso la sua soddisfazione nonché la gratitudine verso quanti hanno sostenuto l’impegno, atto a concretizzare un’ idea volta a dare ampio respiro ad un desiderio nato per offrire giovamento a quanti soffrono interiormente. Qui potranno trovare sollievo e godere dell’armonia a diretto contatto con la natura. 

E’ stata letta una lettera del Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani con la quale ha fatto giungere “il suo apprezzamento per questo impegno corale che consente di affrontare una tematica che mi sta particolarmente a cuore. In un tempo caratterizzato da ritmi frenetici e difficoltà sempre più diffuse, offrire uno spazio di ascolto, incontro e contatto con la natura significa donare un’opportunità per ritrovare serenità, equilibrio e speranza”. “Questa iniziativa”, continua il Presidente Stefani “dal grande valore umano e sociale, capace di rispondere con sensibilità al crescente bisogno di benessere psicologico ed emotivo, sottolinea l’importanza della cura della persona, valorizzando non solo la salute fisica ma anche quella interiore”. “Sono certo che questo luogo sarà un prezioso punto di riferimento per il territorio in cui le fragilità trovano accoglienza e ciascuno può sentirsi sostenuto e meno solo. E’ questo il senso autentico di comunità, non lasciare indietro nessuno”.

Un grande attestato di stima e un immenso ringraziamento è stato rivolto squadra di giardinieri di Luca Cazziolati, preziosi e straordinari collaboratori.

E’ stato poi il turno di Andrea Mati, vivaista e umanista, originario di Pistoia e titolare del Vivaio Mati. Non nascondendo la palpabile emozione nitidamente espressa dalle sue parole, ha spiegato il concetto alla base del giardino terapeutico. E’ un giardino di cura, nato da un’esperienza personale e concepito con la cooperazione di psicologi e psichiatri; un percorso nel verde che contribuisce a trovare nella sintonia con la bellezza della natura la via verso la salvezza. Dietro ogni suo giardino c’è infatti un pensiero straordinario che si attua sempre con l’aiuto fattivo di validi collaboratori e, grato al gruppo di lavoro, ha voluto esprimere la sua riconoscenza anche “alla comunità che gli è stata affianco in maniera incredibile” proprio a San Vendemiano.

L’assessore Paola Roma ha sottolineato quanto “In un momento come questo è opportuno lavorare con il territorio e credo questo sia un luogo dove fermarsi e sentirsi accolti.” Ringraziando per quanto è stato fatto, ha posto l’accento sul benessere che qui le persone di tutte le età possono sperimentare, dai giovani agli anziani. Proprio a questi ultimi va offerta l’opportunità di essere ascoltati, aprendo loro le porte per sentirsi accolti, ha rimarcato l’assessore Paola Roma.

Il Sindaco Guido Dussin ha specificato quanto questo luogo “donato dalla signora Fanton, abbia sempre avuto un ruolo storicamente centrale. Ora questa centralità è stata riportata qui, con queste funzioni e con questa bellezza che ho visto e che tutti possiamo ammirare “, poi ha proseguito “Mi associo ovviamente alle parole del Presidente della regione Veneto e dell’assessore Paola Roma per quel che riguarda invece la finalità dell’opera” e ha poi continuato evidenziando la soddisfazione nel vedere tanti giovani adoperarsi per la realizzazione del giardino, dimostrando quanto sia importante dare vita a nuove opportunità attraverso una rilevante sinergia che può nascere nel territorio.

“Oggi, più che mai sentiamo queste esigenze utili a tutti i quanti noi, dobbiamo far scorrere al nostro interno una comunicazione che manca, perché gli egoismi in questo periodo sono invece la parte prevalente.” Il primo cittadino sottolinea l’importanza della donazione di quest’area, atto che ha contribuito in maniera significativa a far sorgere qualcosa di essenziale che riporta l’individuo a giuste condizioni di vita. Un dono che ora si è trasformato in un punto rilevante nella vita comunitaria.

Sono seguiti altri interventi da parte della rappresentanza della Ulss2 che ha ripreso una celebre frase “Se vuoi essere felice un giorno organizza una festa, se vuoi essere felice per una settimana organizza un viaggio, ma se vuoi essere felice tutta la vita impegnati in un giardino”.

Il giardino sarà teatro di laboratori, facendo così esperienza diretta con le piante, la terra, e nel contempo esprimere la propria creatività. Non mancheranno i prodotti che contribuiscono al benessere psicofisico, ma soprattutto ci saranno spazi dedicati all’ascolto, al confronto, al dialogo e alla lettura; un ruolo preminente sarà riservato alla lettura di poesie e psicopoesie, ma ci sarà spazio anche per altre forme d’arte in maniera che ogni espressività possa trovare voce in un’atmosfera di assoluta pace.

Nel giardino trovano spazio piante autoctone e altre provenienti dall’Amazzonia, tutte pronte ad abbracciare chiunque varchi la soglia del giardino o passeggi sul ponte del piccolo laghetto, oppure quando ci si concede una sosta per leggere o ascoltare una lettura, inebriato dalla meraviglia, dai colori e dalle fragranze.

Dopo i discorsi c’è stato lo spazio per l’incontro e la festa la visita al giardino, le foto e lo scambio di opinioni , nonché qualche suggerimento e ispirazione per rendere questo posto così magnifico un lembo di paradiso, dove la quiete e il ritrovarsi a tu per tu con l’ambiente e le persone giuste diventi stimolo per affrancarsi dal dolore e abbracciare la rinascita di sé stessi, ricominciando una nuova vita.

Dagli sguardi accesi di gioia che sfioravano ogni angolo del giardino oserei dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai esso ha conquistato l’anima dei presenti che non mancheranno di promuovere l’esistenza di questa nuova realtà a disposizione di tutti. I miracoli esistono e si compiono, nascono da intuizioni apparentemente semplici, ma la grandezza che pulsa nel nucleo dell’idea infonde nelle persone il coraggio di portarle avanti. E’ dalle piccole cose che le grandi imprese si rivelano e così il bene nasce da uno zampillo d’acqua fresca le cui note ridondano dolcemente, fino a far maturare nell’anima la volontà di unire le forze delle persone di buona volontà; ecco che allora dal buio una mano si tende verso il prossimo e si intravede la luce tessere una rete indissolubile di autentica solidarietà.

Monia Pin


Cultura

Small Poetry Prizes

Tornando su un argomento già toccato, seppur marginalmente, tempo addietro. Che me ne faccio di un attestato di partecipazione, oltretutto digitale? Cos’è, la conferma di aver mandato una poesiola del cavolo a un concorso sovente altrettanto del cavolo? Al di là dello Strega, del Pascoli e pochi altri, quale potrà mai essere lo scopo dei premi minori, dei sempre più numerosi awards di periferia, con tanto di patrocini comunali e correlate menzioni al merito, se non quello di porgere una carezza alla vanità, per altro consentita e innocua, dei poeti domenicali? Perché, come diceva Croce - ratificato da De André - tutti buttiamo giù versi nella prima gioventù; dalla maggiore età in su però in campo rimangono i millantatori, magari involontari, e i poeti veri, molto rari. Trovo più gratificante un altro tipo di riconoscimento, per esempio qualora vieni a sapere che un remoto lettore si è identificato in una tua quartina, industriandosi poi per trovare il modo di comunicartelo. Credete che mi esprima così per invidia? Assicuro, no. Quella la esplicito per gli attacchi di Ginsberg, le profondità leopardiane, la sintesi filosofica di Quasimodo e Ungaretti, le drammatiche narrazioni di Lautreamont, alcune soavità di Montale, le sensuali maree della Valduga (unica esponente del femminino sacro e unica vivente in questo personale elenco); e ancora: le suggestioni evocative di Carducci, le solitudini metaforiche di Corbière, le immaginifiche iperboli mediterranee e latinoamericane del compianto amico Sal Passarella (con la prefazione di Nanda Pivano nel suo libro d’esordio e che dei premi letterari se ne infischiava). Altre voci destano la mia ammirazione, tanto da pensare a volte: mi sarebbe piaciuto averla scritta io la strofa di quel sonetto, la chiusa di quell’ode. Davvero tanti i riferimenti, gli insegnamenti, gli incitamenti, quasi tutti forgiati tra le pagine di in un glorioso passato, da Omero a Shakespeare. Dante no, troppo moralista, ma contestualizzandolo al suo tempo ci può stare. Ricapitolando: poetare durante le feste comandate va bene, specie rifacendosi a componimenti in rima baciata o in alternata consonanza. Riguardo al verso sciolto - purtroppo in qualche occasione legato alla maledizione di Montezuma - ci vuole comunque forma, non è sufficiente il sentimento, esso è già universale di suo; e non basta andare a capo. Perfino la famigerata intelligenza artificiale (che di parte non è, almeno in simili casi), interrogata in merito, più o meno riassumendo risponde: Conformismo delle giurie, tendono a preferire una scrittura che rispetti i canoni accademici. Da ciò si intuisce che i vincitori seriali tendono a presentare componimenti redatti secondo il gusto tradizionale delle giurie stesse; per di più inviano continuamente a decine di concorsi, ritagliandosi statisticamente la possibilità di una buona classifica. Reti preposte, comunità di settore, circuiti chiusi autoreferenziali, conventicole dove vige il giro di ruota, ovvero premiarsi allegramente a vicenda. Pare che anche il portale di WikiPoesia interagisca secondo quanto sopra specificato, cioè seguendo un criterio di iscrizione associativa. Come posso conoscere dal di dentro il meccanismo? Obiezione accettabile. Ma mica si deve necessariamente passare col rosso per capirne il pericolo. Comunque, una volta mi son lasciato tentare (una volta con doppio significato). Sono stato pure scelto e pubblicato, senza tassa di lettura, nell’antologia di Artecultura, edizioni allora prestigiose. Non l’avevo mai sbandierato, lo riporto giusto qui dato il tema. La poesia non si premia. Se mai si omaggia. Questo il mio pensiero dominante. Chiudo con una lirica-manifesto, intro di uno scarno libretto nel quale rivolgo piccole dediche a chi, in un ampio varco spazio-temporale, ha smosso il mio estro creativo quand’era dormiente: Scriveremo poesie a tremila gradi / per toglierci di dosso le voglie e il freddo / le cercheremo fuori dai Caffè letterari / oppure in riva al vuoto o cantate al vento / Poesie da macello per cani e straccioni / poesie pisciate via nelle brutte stagioni / poesie che se occorre rompono… le convenzioni // La poesia sta nascosta sotto le pietre e i ceppi / confusa alle foglie secche, scorre nei rigagnoli / la poesia è la blutopia per eccellenza / la poesia è rivoluzione e fa miracoli!
Sport, Friuli V.G.

Il Gran Galà Libertas celebra il volontariato sportivo del Friuli Venezia Giulia

Valorizzare le persone che, con passione, dedizione e spirito di servizio, contribuiscono ogni giorno alla crescita dello sport di base e delle comunità locali. È questo l’obiettivo della prima edizione del Gran Galà Libertas, promosso dal Centro Regionale Sportivo Libertas Friuli Venezia Giulia, che si è svolta venerdì 23 ottobre nell’Auditorium comunale di Pasian di Prato, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo sportivo e dell’associazionismo.

La serata ha visto l’assegnazione di circa cinquanta riconoscimenti a persone e realtà che si distinguono per il proprio contributo alla vita sportiva e sociale del territorio. Un’iniziativa nata per dare visibilità a un patrimonio di volontariato, competenze e impegno spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale per la vitalità dello sport regionale.

Al centro dell’intervento del presidente regionale Libertas, Lorenzo Cella, il significato del riconoscimento e il valore dell’impegno quotidiano di chi contribuisce alla crescita del movimento sportivo: «Il vostro impegno costante, la vostra lealtà e la vostra generosità siano un esempio per i più giovani e una certezza per tutti noi». Il presidente Cella ha inoltre sottolineato come il traguardo raggiunto con questa prima edizione rappresenti un punto di partenza per il futuro, con l’ambizione di fare del Gran Galà un appuntamento stabile del calendario regionale.

A illustrare il significato e gli obiettivi dell’iniziativa è stato quindi Paolo Comini, consigliere regionale Libertas e ideatore del progetto: «Quando pensiamo allo sport amatoriale, la mente corre spesso ai risultati, ai tempi e alle medaglie. Ma chi vive questo mondo sa che lo sport è soprattutto fatto di storie, passione e gesti silenziosi che rendono possibile ogni attività sul territorio», ha sottolineato Paolo Comini, consigliere regionale Libertas e ideatore del progetto, evidenziando il valore educativo e sociale delle associazioni e di quanti dedicano tempo ed energie alla crescita dello sport di base.

Il sindaco di Pasian di Prato, Juli Peressini, ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale, accogliendo l’iniziativa che ha scelto il territorio cittadino per celebrare il contributo di chi opera quotidianamente a favore dello sport e della comunità

Il lavoro di individuazione dei premiati, coordinato attraverso la rete regionale e il contributo dei Comitati provinciali, ha permesso di valorizzare esperienze significative in diversi ambiti. I riconoscimenti hanno riguardato le categorie Socialità e Inclusione, Impegno e Costanza, Etica e Fair Play, Simpatizzanti e Giornalisti e Organi d’informazione, dando spazio ad atleti, dirigenti, tecnici, associazioni, sostenitori e professionisti della comunicazione.

Alla manifestazione è intervenuto Andrea Pantano, presidente nazionale Libertas, che ha condiviso con i rappresentanti regionali e provinciali dell’organizzazione una serata dedicata al valore dello sport amatoriale e delle persone che lo rendono possibile. Presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali e del mondo sportivo, tra cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il sindaco di Pasian di Prato Juli Peressini con l’assessore comunale Ivan Del Forno, la coordinatrice regionale di Sport e Salute, Erika Dessabo, insieme ai presidenti provinciali Libertas (Laura Paronit, Gorizia; Ivo Neri, Pordenone; Venanzio Ortis, Udine) e il presidente Lega Calcio Friuli Collinare, Daniele Tonino.

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Conosco da tanti anni il mondo dello sport e conosco bene la passione, l’entusiasmo e il senso di servizio che tante persone hanno coltivato e fatto crescere nel tempo, trasmettendo questa voglia di sport anche ai più giovani – ha detto il ministro Luca Ciriani – lo sport è una scuola di vita. Fare sport significa impegnarsi, lavorare per raggiungere un obiettivo, ma anche imparare ad accettare la sconfitta. Perché lo sport insegna proprio questo: si può cadere, ma ci si può sempre rialzare. Una sconfitta non è la fine, ma può diventare un punto di ripartenza, con ancora più forza e determinazione. Questi sono i grandi insegnamenti dello sport, valori che accompagnano gli atleti durante tutta la loro vita. Dietro una gara che dura pochi secondi o pochi minuti possono esserci settimane, mesi e anni di lavoro, allenamenti e sacrifici. In quel breve momento si concentra un percorso intero, fatto di impegno e dedizione. Ecco perché lo sport è così importante: insegna a non arrendersi, a dare sempre il massimo, a rispettare gli avversari e a riconoscere il valore dell’impegno, indipendentemente dal risultato. Chi vince merita un applauso, ma merita rispetto anche chi ha dato tutto sé stesso, perché il vero valore dello sport non si misura soltanto con una medaglia, ma anche con il percorso fatto per conquistarla».

La cerimonia è stata accompagnata da momenti musicali con le giovani interpreti Martina Preisser Zoratti e Carmen Petrongari, che hanno contribuito a rendere la serata un’occasione di incontro e condivisione, accompagnate dalla maestra di canto Marina Bargone e dal chitarrista Michele Pirona.

Il Gran Galà Libertas nasce con l’intento di riconoscere e raccontare le esperienze che testimoniano il valore educativo, inclusivo e aggregativo dello sport. Un patrimonio che, attraverso il lavoro delle oltre 300 associazioni affiliate alla Libertas in Friuli Venezia Giulia, rafforza il legame tra sport e comunità e rappresenta una risorsa preziosa per il futuro del territorio.

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Ultimo aggiornamento: 27/10/2026 21:17